Art e Dossier

Atipografia: Bergquist e Glajcar in mostra

categoria: In galleria
1 ottobre 2026 – 31 gennaio 2027

Minuetto. Mats Bergquist e Angela Glajcar

Arzignano (Vicenza), Atipografia

Il minuetto prende il nome dal francese menu, minuto, piccolo. Alla corte di Luigi XIV era una danza di passi minimi in tempo ternario, in cui contava la distanza tra i corpi più del movimento. Conviene partire da qui per leggere Minuetto, la nuova mostra con cui Atipografia affianca due artisti molto diversi fra loro: Mats Bergquist e Angela Glajcar. 

Per Bergquist questa esposizione è un ritorno ad Arzignano dopo le collettive del 2015, del 2022 e del 2025; per Glajcar, entrata da poco tra gli artisti della galleria, è la prima esposizione in questi spazi. Bergquist, nato a Stoccolma nel 1960 e cresciuto tra Russia, Polonia e Francia, lavora da decenni sul confine tra pittura monocroma e tradizione dell'icona. Realizzate in encausto, sembrano aspirare alla stessa dimensione di eternità propria delle icone. Prive di figure, segni riconoscibili e, in molti casi, persino del colore, invitano lo sguardo a rallentare e lo spettatore a entrare in uno stato di concentrazione e meditazione, come una preghiera. In Sentiero (2015/2016) la sequenza degli elementi coincide con il percorso di chi guarda: per vedere l'opera bisogna attraversarla, e il passo del visitatore diventa l'unità di misura. 


Angela Glajcar, tedesca, classe 1970, parte dal materiale opposto. Le sue Terforations sono sculture di carta: fogli disposti in serie regolari e poi lacerati, così che dalla sovrapposizione si aprano cavità e varchi attraversati dalla luce. Il modulo seriale garantisce l'ordine e lo strappo lo corregge con un margine di caso. Cambiando posizione cambia la profondità delle aperture, e la scultura sembra spostarsi insieme a chi la osserva. L’artista trasforma la carta in forme scultoree giocando con la luce e lo spazio per sfidare l'apparente fragilità e l'assenza di peso del materiale.La carta, materiale da stampa per eccellenza, trova infatti qui un uso che ne ignora la superficie scritta e ne considera soltanto lo spessore.
E se per lei il vuoto è l'occasione per appropriarsi dello spazio e ridefinirlo per lui è un modo di riportare ancora una volta l’attenzione all’essenziale.   

Lucia Antista