Guggenheim Jeune, i primi passi di Peggy a Londra
Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista
Quei diciotto mesi trascorsi tra il gennaio del 1938 e il giugno del 1939 furono un periodo cruciale per la scena artistica londinese: vi si svolsero infatti le attività della Guggenheim Jeune, la galleria fondata a Londra dalla celebre Peggy che in quel periodo sognava di fondare un museo d’arte moderna nella capitale inglese. Il suo sogno divenne poi realtà, non in Inghilterra bensì a Venezia, ma l’impatto delle mostre allestite dalla collezionista e mecenate in quell’anno e mezzo nella galleria in Cork Street fu davvero enorme. A quell’epoca le istituzioni di Londra mantenevano ancora un atteggiamento piuttosto conservatore nei confronti dell’arte, mentre alcune gallerie come la Redfern Gallery, la Mayor Gallery e la London Gallery, ovviamente insieme alla Guggenheim Jeune, cominciarono a sfidare le tradizioni consolidate e a promuovere i movimenti di avanguardia, come il Surrealismo e l’Astrattismo, nonché artisti giovani e di provenienza internazionale.
Oggi, alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, una mostra curata da Gražina Subelytė e Simon Grant cerca di ricostruire quell’importante esperienza londinese e la sua programmazione audace e sperimentale, che si tradusse in oltre venti esposizioni, alcune delle quali memorabili. Ad esempio andò in scena la prima mostra monografica nel Regno Unito di Vasily Kandinsky, oltre a una personale dedicata a Jean Cocteau, a un progetto sul collage e a una “scandalosa” rassegna di scultura contemporanea.
Il percorso espositivo negli spazi di Palazzo Vernier dei Leoni raccoglie circa cento opere che, alla fine degli anni Trenta del secolo scorso, vennero per la gran parte esposte in occasione delle mostre pionieristiche della Guggenheim Jeune, così da raccontare la straordinaria varietà dei linguaggi presentati nella galleria e da documentare un’epoca di fermento culturale irripetibile. Se l’incipit è dedicato ad alcuni lavori chiave dell’astrazione e del Surrealismo, le sale successive richiamano i più significativi progetti londinesi, da quello che consacrò Kandinsky alla mostra sulle “bambole artistiche” dell’artista russa Marie Vassilieff e alla rassegna sui ritratti di Cedric Morris. Non mancano le rievocazioni della storica esposizione Abstract and Concrete Art, con opere di artisti quali Mondrian, Taeuber-Arp e Van Doesburg, e della serie di ritratti fotografici a colori di Gisèle Freund, presentati originariamente alla Guggenheim Jeune in forma di proiezione. La conclusione è invece affidata al progetto sul collage e alle diverse esposizioni dedicate al Surrealismo. Collateralmente, l’esposizione sottolinea anche il ruolo determinante svolto dagli amici e collaboratori di Peggy Guggenheim – da Samuel Beckett a Marcel Duchamp, da Roland Penrose a Mary Reynolds – nonché l’importanza della rete di galleristi e intellettuali attivi nella Londra di quegli anni.

