Art e Dossier

L’essenza del Novecento, e non solo, negli scatti di Amendola

categoria: Mostre
16 giugno – 6 settembre 2026

Aurelio Amendola. Capolavori fotografati. Burri, Vedova, Nitsch, Duomo di Milano, Bernini, Canova, Michelangelo

Milano
Palazzo Reale

Aurelio Amendola ha saputo raccontare, attraverso la sua fotocamera, le ricerche dei grandi maestri dell’arte del Novecento, come Giorgio de Chirico, Arnaldo Pomodoro, Mario Schifano, Roy Lichtenstein e Andy Warhol. Ha inoltre avuto modo di instaurare autentici sodalizi con Marino Marini e Alberto Burri, nonché di lavorare con ulteriori artisti, da Giacomo Manzù a Mario Ceroli, da Jannis Kounellis a Claudio Parmiggiani e a Mimmo Paladino, dedicandosi parallelamente all’interpretazione per via fotografica della scultura rinascimentale e classica.

Oggi la mostra allestita a Milano celebra il ritorno di Amendola attraverso ottantacinque stampe fotografiche di grande formato che ripercorrono tutta la sua carriera e che si snodano quindi in un arco cronologico che va dal 1976 al 2025. Un percorso che documenta non solo la scelta dei soggetti e la loro resa magistrale, ma anche la visione emotiva e sensoriale del fotografo, lontana dal semplice documentarismo, e grazie alla quale Amendola ha saputo svelare l’anima delle opere e l’identità profonda dei loro autori.

Nelle prime sale sono radunate quarantuno fotografie che si concentrano sulla pratica artistica legata all’azione: i tre protagonisti sono Hermann Nitsch, Alberto Burri ed Emilio Vedova, ritratti da Amendola nei rispettivi atelier. Particolarmente potenti gli scatti relativi alle “azioni rosso sangue” realizzate da Hermann Nitsch nel castello di Prinzendorf nel 2012, la sequenza che immortala Alberto Burri nel 1976 a Città di Castello, mentre lavorava alle sue Combustioni, e la serie su Emilio Vedova, impegnato nel 1987 soprattutto a dipingere i grandi tondi da cui emerge il vortice generativo della sua ricerca, nella quale il corpo e il gesto diventano matrici del segno pittorico.

Del tutto inedite sono le nove stampe che raffigurano il duomo di Milano, evidenziandone dettagli, prospettive e giochi di luce, come se si trattasse di un organismo plastico e non semplice architettura; considerata la vicinanza tra la sede espositiva e la cattedrale i visitatori possono fare confronto diretto tra l’edificio e l’interpretazione che ne dà Aurelio Amendola. Il percorso espositivo comprende inoltre trentacinque fotografie che ritraggono alcuni capolavori dei grandi scultori italiani, quali Gian Lorenzo Bernini, Antonio Canova e Michelangelo Buonarroti. Anche in questo caso il fotografo restituisce scorci inediti, prospettive originali e affondi sulla superficie marmorea che permettono di osservare con uno sguardo diverso le celebri sculture.

Marta Santacatterina