A Milano la morte secondo Jan Fabre
Death Keeps me Awake
“La morte mi tiene sveglio, attento. Senza la morte, non c’è consapevolezza. Il concetto di morte è stato abusato dai sistemi politici occidentali e dalla scienza occidentale come qualcosa di negativo, come qualcosa di violento”. A scrivere queste riflessioni nei suoi Giornali notturni, pubblicati in Italia da Cronopio, è Jan Fabre, protagonista della mostraallestita fino al 22 gennaio 2027 presso la Galleria Gaburro di Milano e curata da Melania Rossi.
Come chiarito dal titolo – Death Keeps me Awake –, l’esposizione trae origine dalle parole dell’artista belga e dal suo modo di intendere la morte non come fine, ma come momento di trasformazione e possibilità generativa.
LA MOSTRA DI JAN FABRE A MILANO
La serie di opere, presentate insieme per la prima volta, tra cui alcune inedite e altre storiche, trova il proprio fulcro nelle elitre dello scarabeo gioiello, creatura cardine nella ricerca e nella produzione di Fabre. Simbolo di rinascita secondo la tradizione fiamminga e moderna incarnazione di Sisifo, l’eroe condannato alla fatica eterna per aver sfidato Thanatos, lo scarabeo, nelle mani dell’artista, diventa sinonimo di perseveranza creativa e la sfera che lo accompagna – altro elemento chiave dell’immaginario di Fabre – rappresenta contemporaneamente un limite e la spinta verso il passo successivo. Pure l’insonnia – che segna l’esistenza dell’artista sin dall’infanzia – si rivela essere una condizione favorevole allo sviluppo del processo creativo, dove razionalità e immaginazione si incontrano.
Permanenza e metamorfosi, finitudine e trascendenza, peso e leggerezza sono dunque i poli fra i quali oscilla la mostra milanese, che invita gli spettatori a osservare la morte da un punto di vista diverso, senza attribuirle a priori un significato negativo.
Arianna Testino

