Art e Dossier

Painting the French Riviera: una mostra a Londra

categoria: Mostre
2 ottobre 2026 – 31 gennaio 2027

Painting the French Riviera

Londra, Gran Bretagna
Royal Academy of Arts

Nell’atmosfera seducente della grande mostra londinese sui pittori in Costa Azzurra, immaginiamo di tornare indietro nel tempo.

Maggio 1892. Paul Signac approda con il suo yacht l’Olympia a Saint-Tropez, allora piccolo villaggio di pescatori. Entusiasta, scrive alla madre di avervi scoperto la felicità: «Ho materiale sufficiente a lavorare per il resto dei miei giorni». Di fatto la sua crociera termina lì. A Parigi era stato tra i fondatori della Société des Artistes Indépendants, ovvero quella fucina delle avanguardie rifiutate dai Salon ufficiali. Con la scomparsa precoce di Seurat nel 1891, era stato lui a farsene erede, avvicinando i più giovani alle teorie neo-impressioniste. A Saint-Tropez nel 1897 acquisterà La Hune, una villa dai muri chiari affacciata sulla baia dei Canoubiers, ancora oggi riconoscibile. Vi resterà fino al 1913, e in quei luoghi, con le sue pennellate divise e i vibranti accostamenti di colori puri, ci ha consegnato vedute indimenticabili dei pini a ombrello, dei riflessi sul porto, delle spiagge rocciose. Una di quelle spiagge sarà lo scenario, nell’estate del 1904, dell’esperimento pointilliste di Matisse. Il suo Luxe, calme et volupté segna un momento breve ma decisivo verso la futura esplosione del colore. Sulla scia di Signac scendono a Saint-Tropez anche Henri-Edmond Cross, Maximilien Luce, il belga Théo van Rysselberghe. In mostra alcuni capolavori assoluti, come il magnetico Les Îles d’Or di Cross, tutto giocato su azzurri e gialli, o la grande marina di Van Rysselberghe, dove le nuvole color carta da zucchero, sospese su un cielo chiaro, trovano contrappunto in un veliero lontano sul mare appena increspato. Ma la storia comincia ancora prima. Si parte dai Cézanne dell’Estaque, dove il Mediterraneo diventa costruzione, equilibrio di masse e colori. Si passa per la Bordighera di Monet, giardini e palme che costringono il pittore a ripensare la propria tavolozza. Ecco poi i neoimpressionisti di Signac e, poco dopo, l’estate fauve di Matisse e Derain a Collioure. Per nove settimane del 1905 quel villaggio di pescatori diviene un laboratorio della pittura moderna. Il mare che diventa rosso, un volto verde, un’ombra blu. Il colore descrive ciò che il luogo fa sentire. Oggi Collioure conserva la scala minuta del porto, le case, il campanile e la curva della baia. Le riproduzioni dei quadri disseminate nei punti in cui furono dipinti invitano al confronto. E se la rivoluzione fauve aveva rivelato un’intensità diversa della realtà, è la luce del Mediterraneo che sembra autorizzare questa libertà. Ecco così le forme intime e domestiche di Pierre Bonnard – stanze, giardini, finestre aperte, corpi nella luce, anche quando il mare non si vede. A lui, che visse a Le Cannet sopra Cannes, dal 1926 fino alla morte nel 1947, è dedicata una splendida sezione. Diversa ancora è l’esperienza di Matisse a Nizza, a Vence, e poi a Cimiez, dalle vedute dalla finestra fino ai papiers découpés, dove il colore si fa forma pura. Nel dopoguerra la costa cambia ancora volto: Picasso ad Antibes, Vallauris, Cannes, la villa La Californie. Ceramica, fotografia, teatro, vita privata si confondono. E Chagall, naturalmente. Infine, Nicolas de Staël. Nelle sue vedute poeticamente essenziali, il Mediterraneo diventa spazio mentale, luminoso e inquieto. De Staël muore tragicamente ad Antibes nel 1955 a quarantun anni. Il suo percorso conduce alle soglie dell’astrazione, fino a quell’azzurro assoluto che, con Yves Klein, nizzardo, non è più colore del cielo o del mare, ma dimensione a sé. 

È un piacere per gli occhi, certo, ma anche un invito al viaggio. La Costa Azzurra, prima di diventare un’immagine infinitamente riprodotta, fu un modo nuovo di guardare e, poco alla volta, un modo diverso di vivere.

Gloria Fossi