Ripensare le relazioni fra Europa e Asia: la mostra alla Kunsthaus di Merano
Animacies. The Invention of Europe YEAR 3
La Kunsthaus di Merano ha inaugurato il terzo e ultimo capitolo di The Invention of Europe. A Tricontinental Narrative, il programma triennale curato da Lucrezia Cippitelli e Simone Frangi e ispirato alla necessità di mettere in discussione la monolitica visione europea sul resto del mondo.
Fino all’11 ottobre 2026, dunque, gli occhi sono puntati su Animacies, la mostra che trae spunto, nel titolo, dal termine proposto nel 2012 dalla teorica queer sinoamericana Mel Y. Chen all’interno della pubblicazione Animacies: Biopolitics, Racial Mattering, and Queer Affect per indicare una “capacità di agire, consapevolezza, mobilità e vitalità” comuni a molteplici entità. Secondo Chen la materia, a torto considerata immobile, influenza profondamente la vita culturale, le dinamiche di potere e le relazioni sociali. Sgretolare la granitica divisione fra animato e inanimato consente dunque di osservare da una prospettiva diversa le consuete gerarchie che regolano i rapporti fra esseri umani, animali e oggetti.
Le opere selezionate – dalla pittura alle installazioni, dalla fotografia alla scultura ‒ individuano nei tessuti, nelle piante e nell’universo animale degli agenti trasformativi e di memoria, mettendone in risalto l’importanza sul piano sociale e culturale. Se nella pratica di Shivanjani Lal i tessuti e gli oggetti di uso quotidiano divengono strumenti per raccontare le vicende dei “Girmitiya”, i lavoratori e le lavoratrici deportati dall’India nel corso dell’Ottocento e all’inizio del secolo scorso verso territori coloniali come le Mauritius, i Caraibi e le Isole Figi, per il collettivo Mai Ling, creato a Vienna nel 2019, gli organismi vegetali minano gli stereotipi razzisti e sessisti occidentali nei confronti della femminilità asiatica.
La violenza coloniale ed etnografica e le questioni di genere, con una serie di rimandi specifici alla storia dello Sri Lanka, sono invece al centro delle nuove opere che compongono l’installazione ambientale di Chathuri Nissansala. Il mondo vegetale e quello tessile tornano protagonisti anche nei lavori rispettivamente di Jennifer Tee e Ashfika Rahman, che indagano i movimenti migratori e danno voce alle comunità marginalizzate.
La Mongolia, infine, è la fonte di ispirazione della ricerca di Bekhbaatar Enkhtur, originario di Ulaanbaatar, mentre una materia comune come l’olio di palma è alla base del murales site-specific di Elia Nurvista, che connette questo elemento a un lungo e feroce passato coloniale.
Arianna Testino

