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Art History: ricerca iconografica

Michea

Uno dei dodici profeti minori. Il nome in ebraico significa: "chi è come Jahwèh". Originario di Moreset, contemporaneo di Isaia, vissuto durante il regno di Giuda nella seconda metà dell'VIII secolo a. C. Quando iniziò le sue profezie (verso il 740-736 a. C.) esisteva ancora il regno del nord, di cui seguì la lenta agonia. Assistette alla caduta di Samaria e alla deportazione dei suoi abitanti (721); vide l'invasione di Sennacherib in Giudea e godette per l'insperata e quasi miracolosa liberazione della città (verso il 700). Di lui, il profeta Geremia dice che venne a Gerusalemme al tempo di Ezechia annunciando la distruzione della città. Non era un "figlio di profeti", cioè un professionista del profetismo e nessuna fonte racconta la sua vocazione, tuttavia la sua coscienza profetica è molto acuta. Il suo messaggio è un susseguirsi di annunci minacciosi e annunci di salvezza: a causa dei suoi peccati e in particolare di quelli dei suoi esponenti più in vista, Dio avrebbe punito il suo popolo con una disfatta militare e l'esilio. Più tardi questo stesso popolo sarebbe stato ricondotto sulla sua terra e Dio gli avrebbe concesso una pace eterna. I rimproveri assumono la forma di un "processo tra Dio e il suo popolo" tipico della requisitoria profetica, mentre gli oracoli di speranza culminano con l'annuncio della nascita del Messia davidico a Betlemme.