Art e Dossier

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Daaaaaalì! viaggio nello spazio-tempo di un artista geniale

categoria: Eventi

Quentin Dupieux nel film Daaaaaalì!, selezionato Fuori Concorso per la 80ma Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, racconta la non-biografia e insegue la figura di Salvador Dalì, senza mai raggiungerla, come succede per le passioni determinanti e giocose. 

 L’atteggiamento del regista non è didascalico, e nemmeno biografico. Non ci sono interviste sull’infanzia di Dalì, non ci sono dichiarazioni, il materiale di archivio è assorbito nel racconto. Siamo infatti nei panni di una giornalista che  cerca di mettere a disposizione di Dalì tutti gli strumenti tecnici per fare una intervista filmata, ma la distanza che ne ricava è direttamente proporzionale allo sforzo che fa. Il tema dunque è la finitezza del tempo e lo spazio infinito del desiderio, da cui deriva l’impossibilità della rappresentazione. Nell’opera, sia del regista che dell’artista, questo limite diventa un gioco, non si risolve in angoscia, ma in una sospensione felice. Se l’immagine di partenza è la messa in scena del dipinto “Fontana necrofila che scorre da un pianoforte a coda”, la risposta narrativa di Dupieux è uno spazio narrativo circolare, in cui coesistono le diverse età dell’artista. Nel quadro infatti l’acqua scorre al contrario. Le cinque “a” nel titolo, dopo la prima, stanno per i diversi attori che interpretano Dalì, in un gioco di parole che svela l’attitudine del regista a trattare il linguaggio secondo leggi musicali. La casa labirintica di Port Lligat, sulla spiaggia nei dintorni di Girona, diventa lo spazio dove vediamo le diverse età di Dalì coesistere, a significare gli orologi sciolti che segnano orari diversi nei suoi quadri. Il tempo e lo spazio possono andare avanti e indietro, la narrazione essere sciolta e riavvolta sempre allo stesso punto ma con esiti ogni volta differenti.

La messa in scena si sposta dal racconto della biografia dell’artista, alla relazione fra il quadro e l’inquadratura, come del resto ha sempre fatto Dalì che intendeva la realtà come una continuazione dei suoi quadri. L’espediente della troupe che non riesce mai a raggiungere l’intervistato diventa un modo per entrare nella relazione fra Dalì, la sua casa, le sue opere e la sua figura. 

Le citazioni ai quadri sono dirette, sottolineando la forte relazione fra il paesaggio e le sue rappresentazioni, al punto che si perde la relazione d’ordine fra oggetto e soggetto del visibile. Se in un quadro di Dalì il paesaggio diventa interiorità, allora cercando di fare al maestro delle domande, si finisce per esserne interrogati a propria volta. L’immagine persistente è quella della fine, della morte e dell’invecchiamento, ma prevalgono il gioco, la sensualità, l’immaginazione. Gli espedienti tecnici più usati sono il carrello all’indietro sul protagonista lungo un corridoio d’albergo che non smette di allungarsi, la conversazione a cena a proposito dei sogni che, invadendo il piano del racconto, permettono al regista di ritornare sempre alla stessa scena, pur raccontando ogni volta una storia diversa, reminiscenza de ”L'âge d'or” di Luis Buñuel, con più disincanto e ironia. 

Dupieux ci porta in un loop sintetico e sognante, invitandoci a entrare nell’immaginario del suo amato Dalì.

 

Irene Guida