Il comfort secondo Villiam Miklos Andersen: mostra alla Fondazione Elpis
VILLIAM MIKLOS ANDERSEN. SMOOTH OPERATOR
Cos’è uno smooth operator? Sade, in una celebre canzone, lo definisce un escort internazionale senza sentimenti, impegnato a ottenere accesso, mobilità e ascesa sociale grazie a una pratica di distaccamento emotivo. Attorno a questa figura ruota la mostra di Villiam Miklos Andersen il quale, con le sue sculture, installazioni e progetti relazionali, indaga i sistemi economici contemporanei da un punto di vista queer; con questo nuovo progetto l’artista danese si concentra in particolare sul rapporto tra benessere, produttività e organizzazione del corpo.
L’esposizione è allestita nella Lavanderia di Fondazione Elpis che si caratterizzano per la compresenza di ambienti espositivi e spazi che conservano le tracce di una forte impronta funzionale. Il percorso, quindi, mette in relazione architettura, oggetti e corpo del visitatore, invitando quest’ultimo a interpretare il comfort e il benessere non più come condizioni naturali, ma come stati contingenti che emergono dall’interazione tra sistemi, luoghi e soggetti. «Il lavoro di Villiam Miklos Andersen rende visibili le infrastrutture invisibili che assicurano la nostra esperienza quotidiana del comfort – dichiara il curatore Gabriele Tosi –. Le sue opere mostrano come ciò che percepiamo come cura e benessere sia spesso il risultato di sistemi progettati per orientare comportamenti, desideri e forme di appartenenza. Smooth Operator mette in luce questa ambivalenza, rivelando il comfort non come uno stato naturale, ma come un dispositivo culturale e politico».
Le 17 serie di Andersen – molte delle quali di nuova produzione – invitano quindi a interrogarsi sui costi emotivi del mantenimento, della protezione e della circolazione del benessere e lo fanno grazie a opere che accostano elementi solitamente separati: lavoro e festa, cura e ristoro, back office e spazio di relazione. Così risignificati, e realizzati in materiali inconsueti, gli oggetti standardizzati si trasformano in scultoree ambigue, stratificate e cariche di una componente sensoriale ottenuta attraverso luce, trasparenza, ritmo, odore, tatto. Tra le opere più significative, si segnala Mobile Sauna: una sauna, appunto, ottenuta dalla riconversione di un veicolo originariamente bellico e poi trasportata dallo stesso Andersen da Gotland a Milano, restituendo peraltro il viaggio sotto forma di road movie.
Non è la prima volta che Fondazione Elpis coinvolge Villiam Miklos Andersen: nel 2024, infatti, l’artista aveva già partecipato all’iniziativa Una boccata d’arte sviluppata a Serre di Rapolano.
Marta Santacatterina

