Il trittico di Spinello Aretino fa ritorno alla Galleria dell’Accademia di Firenze
Dopo un minuzioso intervento di restauro avviato a novembre 2024, il trittico di Spinello Aretino raffigurante la Madonna col Bambino in trono e quattro angeli fra i santi Paolino vescovo, Giovanni Battista, Andrea, Matteo, e i Profeti Geremia e Mosè nei tondi superiori, ritorna negli ambienti della Galleria dell’Accademia di Firenze e diventa protagonista della mostra allestita, fino all’11 maggio 2026, nelle sale del primo piano dedicate alla pittura fiorentina tardo trecentesca.
Curata dalla storica dell’arte Elvira Altiero e dalla restauratrice Eleonora Pucci ‒ funzionarie della Galleria dell’Accademia di Firenze e dei Musei del Bargello ‒, la mostra fa il punto sulle operazioni di restauro condotte, sotto la direzione delle due funzionarie, da Andrea e Lucia Dori, mentre l’intervento sul supporto ligneo è stato effettuato da Roberto Buda e le indagini sono state compiute da Ottaviano Caruso. Il trittico su tavola a fondo oro, dipinto da Spinello di Luca, conosciuto come Spinello Aretino poiché originario di Arezzo, risale al 1391 e fu commissionato dal mercante Paolino di Simonino di Bonagiunta per l’oratorio di Sant’Andrea a Lucca. L’opera è una testimonianza fondamentale per ricostruire la carriera del pittore, che seppe guadagnarsi un ruolo di primo piano sulla scena artistica di allora.
Le indagini diagnostiche preliminari hanno permesso di distinguere gli interventi successivi dalle parti originali, di cogliere i contorni del disegno preparatorio e di ottenere informazioni sui materiali e sui pigmenti usati dall’artista, agevolando l’esecuzione di un restauro che ha restituito brillantezza al dipinto attraverso la graduale pulitura della superficie e la sistemazione del supporto ligneo, con l’obiettivo di rispettare i principi di reversibilità e riconoscibilità delle operazioni di ripristino.
Il trittico, assegnato alla Galleria dell’Accademia di Firenze dal governo toscano dopo che quest’ultimo ne bloccò la vendita illecita nel 1850, torna quindi a splendere nelle sale dell’istituzione fiorentina, evidenziando la maestria pittorica del proprio autore.
Arianna Testino

