Art e Dossier

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Kairos. Il momento decisivo

categoria: Mostre
5 ottobre – 3 novembre 2018
Venezia
Sale monumentali della Biblioteca nazionale Marciana

Uno sguardo inconsueto alla storia dell’arte occidentale, una particolare attenzione all’essenziale, un approccio critico, filosofico sono gli elementi fondamentali del progetto Kairos. Il momento decisivo, ideato da Christian Zott, collezionista di opere d’arte contemporanea, fondatore di Zott Artspace, piattaforma internazionale di comunicazione ed esposizione con sede principale a Monaco di Baviera. L’intento, come ci ha spiegato l’ideatore di Kairos (dal greco “personificazione e divinizzazione del momento opportuno”) in occasione dell’antrepima della mostra, è stato quello di dare voce ad avvenimenti significativi dal punto di vista storico-culturale mai rappresentati su tela dai grandi maestri. Ecco allora che entra in gioco Wolfang Beltracchi, nato nel 1951 con il nome di Wolfang Fisher (il successivo congnome è stato assunto dopo le nozze con Helene Beltracchi nel 1992). Attraverso ventotto dipinti il pittore tedesco ha realizzato un «viaggio nel tempo», dall’antica Roma alla metà del secolo scorso, immortalando episodi che verosimilmente avrebbero potuto far parte del repertorio iconografico di artisti fondamentali nel panorama europeo nel corso di duemila anni. Artisti studiati a fondo da Beltracchi da tutti i punti di vista: dall'ambiente familiare nel quale sono vissuti al modo di lavorare, dall'esperienza con il colore, al carattere e al ritmo del tratto, dagli aneddoti alle abitudini alimentari, al contesto sociale. Uno studio dunque stratificato, accompagnato da un’osservazione attenta delle loro opere che, come ci ha raccontato lo stesso Beltracchi, lo ha portato ad «assimilare, interioriziare ciò che vedeva in modo così pregnante da riuscire a proporre la mano dell’artista». Sorprendente L'HMS Beagle lascia Devonport nel 1831 (2018), tratto carattistico di William Turner, dove è raffigurata l'imbarcazione su cui si trovava Darwin, appena laureato, nel 1831. Scena mai fissata su tela dall'artista romantico, sebbene conoscesse il giovane scienziato. E al pari di questa opera, le altre, che ci immergono nel mondo di autori come Avercamp, Goya, Beckmann, Monet, Van Gogh dimostrano quanto il talento di Beltracchi sia davvero singolare. Il percorso espositivo, a cura di Andreas Klement, direttore di Zott Artspace, particolarmente suggestivo nelle Sale monumentali della Biblioteca nazionale Marciana, è arricchito da una ventina di scatti di Mauro Fiorese (1970-2016), al quale Christian Zott era legato da un rapporto di amicizia oltreché professionale. In mostra la serie Treasures Rooms, dove protagonisti sono gli archivi e i depositi di musei e gallerie italiani ed europei non visitabili dal pubblico. Veri e prori scrigni di tesori ai quali il fotografo italiano (nato a Verona) ha restituito anima e dignità, immagini che permettono di farci entrare in ambienti a noi celati e di stimolare un dibattito sui criteri in base ai quali i musei decidono di rendere acccesibili ai visitatori determinate opere piuttosto che altre. Il lavoro di Mauro Fiorese (proseguito per la sua prematura scomparsa dall'assistente Valentina Zamboni) ha toccato spazi sotteranei, tra gli altri, delle Gallerie degli Uffizi (Firemze), della Galleria Borghese (Roma), di Ca' Pesaro (Venezia), del Victoria and Albert Museum (Londra), del British Museum (Londra), del Museo Arqueológico Nacional (Madrid), del Belvedere (Vienna). Una mostra che proseguirà il suo viaggio ad Amburgo, Vienna e probabilmente anche in Svizzera e Francia e dove è rintracciabile, pur con le dovute differenze degli artisti coinvolti, un minimo denominatore comune: la possibilità di dare visibilità a ciò che non lo è e di provocare come sostiene Beltracchi «il discorso sulla libertà dell'arte da due diverse prospettive».

Giovanna Ferri