A Pieve di Cadore si celebrano i 450 anni dalla morte di Tiziano
Tiziano e il Paesaggio. Dal Cadore alla Laguna: la Pala Gozzi e la Sommersione del Faraone
La città natale di Tiziano Vecellio dà il via alle celebrazioni per i 450 anni dalla morte del maestro cadorino: il programma prevede due mostre ideate da Bernard Aikema e curate da Thomas Dalla Costa, la riapertura della dimora dove nacque l’artista e un significativo convegno che si svolgerà al principio del 2027. L’obiettivo del progetto è far emergere prospettive inedite sul tema del paesaggio tizianesco che, seppur notissimo, risulta tuttavia ancora ricco di suggestioni e di orizzonti di ricerca. La prima “puntata” è costituita da un’esposizione che vede protagoniste due opere realizzate da Tiziano negli anni Venti del Cinquecento, ossia la Pala Gozzi conservata nella Pinacoteca Civica di Ancona e la grandiosa xilografia con la Sommersione dell’esercito del Faraone nel Mar Rosso, lavoro di un anonimo incisore su disegno di Tiziano del 1515 circa e conservato ai Musei Civici di Bassano del Grappa. La pala è un’opera capitale in primo luogo perché vi è rappresentata la prima veduta pittorica moderna dell’area marciana di Venezia e poi perché si tratta dell’unico dipinto in cui alla firma dell’artista si associa il toponimo (“Titianus Cadorinus”). L’imponente Vergine con il Bambino in gloria, con i santi Francesco e Biagio e il donatore Alvise Gozzi è stata eseguita dall’artista nel 1520 su commissione del mercante di Ragusa Alvise Gozzi per la chiesa di San Francesco ad Alto in Ancona e testimonia come il paesaggio, per Tiziano, non sia solo un elemento decorativo ma costituisca un fattore visivo ineludibile, capace di permeare profondamente la composizione dei dipinti. Nel caso della pala anconetana, si può peraltro individuare un “doppio paesaggio”: quello che si osserva sul margine sinistro, con la vegetazione tipica dell’entroterra veneto, e quello al centro, con il tratto di mare e il profilo della Serenissima. Grazie a quest’ultimo l’opera si trasforma in un’esaltazione di Venezia che, proprio in quel momento, riprendeva il suo dominio sull’Adriatico e tornava ad applicare dei dazi nei confronti di Ancona in cambio della sua sicurezza. Inoltre la temperatura cromatica che inonda la veduta di Venezia, secondo i curatori, suggerisce l’alba ed evoca la rinascita dopo le conseguenze dalla disfatta di Cambrai.
L’incisione invece, con le sue dimensioni straordinarie, è una delle xilografie più spettacolari di tutti i tempi e si lega agli eventi che portarono le truppe francesi e imperiali ad assediare la Serenissima, seminando terrore anche nella Terraferma, e si colloca nel contesto della produzione grafica con rappresentazioni di città elaborate in ambienti artistici nordici e diffuse a Venezia tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo. La narrazione dell’episodio biblico ruota attorno a una veduta marina - con profilo di una città che emerge dall’acqua - che occupa addirittura due terzi della xilografia, e Tiziano anche in questo caso interpreta il tema in chiave simbolica: le acque ricordano infatti la laguna di Venezia lambita dalle truppe della Lega di Cambrai e l’atmosfera è minacciosa, come suggeriscono le nuvole che incombono sul profilo della città.
Due opere, quindi, seppur differenti per temi, per composizione e per tecnica, possono trovare un legame simbolico molto forte se interpretate alla luce degli avvenimenti storici e politici del tempo.
Marta Santacatterina

