Art e Dossier

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Questione di stile: Chiara Dynys presenta un progetto site specific a Ca’ Pesaro

categoria: Mostre
20 aprile – 15 settembre 2024

Chiara Dynys. Lo stile

Il punto di partenza è Piet Mondrian e la sintesi linguistica del Neoplasticismo (o De Stijl), il movimento fondato proprio dall’artista olandese insieme a Theo van Doesburg nel 1917: Chiara Dynys reinterpreta ora quelle basi poetiche grazie a una serie di ambienti immersivi inediti, in cui la luce e la materia ridisegnano il racconto del reale. Il progetto Lo stile, che si colloca nel contesto della 60esima Biennale d’Arte di Venezia, si avvale della curatela di Chiara Squarcina, Alessandro Castiglioni ed Elisabetta Barisoni ed è stato studiato appositamente per Ca’ Pesaro, come del resto è abituale per l’artista la quale presta sempre particolare attenzione al dialogo con gli spazi storici.

L’opera che dà il titolo all’esposizione è una grande scultura che Chiara Dynys stessa definisce “ambigua”, poiché “intenzionalmente riprende le composizioni dell’artista teosofo, ma allo stesso tempo le rinnega, perché è realizzata in pietra e metallo, cioè in materie presenti e resistenti, cioè quel che Mondrian rifuggiva più di ogni cosa”. A quest’opera si contrappongono da un lato un gruppo di libri colorati di metacrilato della serie Tutto, che rappresentano ulteriori spunti di riflessione sulla contraddittoria idea di stile di Dynys, e dall’altro l’installazione Gate of Heaven, con cui “lo scheletro luminoso di una grande porta – dichiara ancora la protagonista della mostra – sembra derivare dalle curve, altrettanto luminose, che si diffondono sul pavimento secondo l’andamento delle onde gravitazionali dell’universo”.

Ecco allora che lo stile, secondo Dynys, può essere rinnegato, reinventandosi contemporaneamente nella forma del linguaggio (questo sì, un fattore cruciale) e il riferimento a Mondrian vuole proprio rendere esplicita questa affermazione. “Tutto diventa ‘stile’ – ribadisce l’autrice – se il linguaggio variegato con cui lo si esprime riesce a diventare forma”.

Ne risulta una mostra di grande potenza visiva, a prima vista provocatoria ma che in realtà è capace di rivelare la centralità nell’arte della forma del linguaggio. 

Marta Santacatterina