Art e Dossier

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Soundscapes. Ovvero dell’arte di ascoltare il paesaggio

categoria: Eventi
22 – 23 febbraio 2024

Soundscapes L’esperienza del silenzio e del suono nel paesaggio

Treviso
spazi Bomben

In occasione delle prossime giornate internazionali di studio sul paesaggio, ospitate, prodotte e organizzate dalla Fondazione Benetton Studi e Ricerche, abbiamo intervistato il presidente del Comitato Scientifico della Fondazione, l’architetto Luigi Latini, a proposito di silenzio, ecologie e pratiche progettuali e di ricerca artistica

Qual è l’attualità di queste giornate di studi, nel contesto di una emergenza ecologica, economica, sociale, in cui gli imperativi sembrano essere, risparmiare, edificare, forestare?

Per la Fondazione e per me è importante perseguire la conoscenza del paesaggio, attraverso le discipline. In questo momento si dà fin troppa importanza alle questioni puramente finanziarie. In genere lo studio del paesaggio viene affrontato privilegiando la vicinanza con le arti visive, oppure come repertorio iconografico, o come astrazione nelle questioni più ampie della pianificazione territoriale. Nel tempo è emerso il ruolo che potevano avere la fotografia e il cinema nella conoscenza del paesaggio, mentre un aspetto meno indagato è quello del suono. Il suono è una componente fondamentale per la conoscenza dei luoghi, perché ha una dimensione fisica ma anche etica. E abbiamo dedicato queste giornate al silenzio dei luoghi perché del suono ci interessa la dimensione etica, intima, estetica nel senso più ampio. Esiste una dimensione ecologica che è anche estetica. Il silenzio come possibilità per la biodiversità.

Esiste anche una capacità, coltivata solo nel silenzio, che è l’ascolto.

Sì, un riferimento importante è Eugenio Turri, con Il Paesaggio e il Silenzio. Questo stare ad ascoltare è anche un modo per uscire dalle angustie delle tante analisi territoriali, dal moltiplicarsi di immagini e iconografie ripetitive, ricercando spazi di pausa, di ascolto come  dimensione ecologica propria. L’ecologia come ascolto e come pratica progettuale e militante. Mi vengono in mente le parole di Antonio Paolucci (storico dell’arte, ndr), morto pochi giorni fa a Firenze. A proposito di Pietro Porcinai (importante paesaggista italiano, ndr), mi disse: “Ci ha insegnato cosa è la capacità di ascolto”. L’ascolto è una capacità progettuale che si esercita a diverse scale e con diverse dimensioni. Nell’ascolto c’è la capacità di comprensione, c’è la dimensione della responsabilità delle trasformazioni, del comprendersi come parte di un processo, in cui si è modificati non meno di quanto si modifichi lo spazio intorno. L’ecologia non è solo previsione o prevenzione di catastrofi, ma anche il perseguire una dimensione estetica, spirituale. Per esempio, Tanizaki in Libro d’ombra, racconta come l’esperienza del bagno esterno nelle case tradizionali giapponesi permetta, attraverso la percezione dei suoni dell’acqua, dell’atmosfera cirostante, di percepire anche il momento della toilette come un momento di grande intimità, con se stessi e con il mondo circostante. Una scomodità e un non detto che trovano un senso estetico. L’ascolto  non è solo una dimensione estetica decorativa di privilegio, ma uno strumento progettuale, un bisogno primario. Da questa capacità di ascolto deriva la scelta dei protagonisti di queste giornate, architetti che parleranno di Disegno (Francesco Bergamo), urbanisti che si occupano di suoni (Nicola di Croce). Ci sarà Christophe Girot, dell’ETH di Zurigo, che presenterà esperienze e studi sui giardini giapponesi. Ci saranno videomaker  e compositori. Perché se da un lato, l’uso dei sensori sonici serve a misurare l’inquinamento e a parametrare la biodiversità, dall’altro sviluppa una dimensione progettuale, insieme etica ed estetica.

Qual è un progetto per il futuro prossimo che Ti sta molto a cuore, importante per le attività della Fondazione?

Sicuramente il Premio Carlo Scarpa, con cadenza biennale, che nel 2022 è stato vinto dal progetto berlinese Natur Park Schöneberger Südgelände. Questo progetto ha una dimensione ecologica molto importante, perché è un processo con una estensione anche temporale, che partendo dai semi lasciati crescere negli interstizi di un grande muro costruito, ha permesso la nascita e la crescita controllata ma in qualche modo spontanea di un vero e proprio bosco urbano. Popolato da cittadini, che non hanno rifiutato ma appropriato lo spazio, con associazioni e attività di vicinato, e infine colonizzato da artisti che hanno trovato un luogo dove sviluppare i propri lavori come comunità e non come singoli individui. Il prossimo del 2024 è stato assegnato al progetto della REPSA UNAM, università di Città del Messico, dove gli autori sono proprio gli studenti che, con un oggetto a grande scala, una ruota dentata, hanno appropriato e sottratto alla pressione speculativa un’area vulcanica recente rispetto ai tempi geologici. Dunque un paesaggio con una grande dimensione estetica di silenzio, da preservare e da conoscere, allo stesso tempo.

Intervista a cura di Irene Guida