Art e Dossier

Storia dell’arte e femminismo: il convegno e il libro curati da Carla Subrizi

categoria: Cataloghi e libri


Carla Subrizi (a cura di)
Storia dell’arte e femminismo. Una questione aperta
Electa, Milano 2025
pagg. 320
€ 32

 

In un’attualità divorata dalla smania di revisionismo e di mistificazione del dato reale, la scelta di realizzare un convegno internazionale di studi su storia dell’arte e femminismo è necessaria e carica di significato. A compierla è stata Carla Subrizi, professoressa di Storia dell’arte contemporanea e direttrice della Scuola di Specializzazione in beni storico-artistici dell’università La Sapienza di Roma, ateneo che ha accolto, nelle giornate del 19 e 20 febbraio 2024, studiose e studiosi invitati a esprimersi nell’ambito del convegno sottotitolato Trasformazioni, conferme e prospettive di ricerca. A poco più di un anno di distanza, Electa ha dato alle stampe – nell’ambito della collana Pesci rossi e del programma Esistere come donna – il volume Storia dell’arte e femminismo. Una questione aperta, che custodisce gli atti dell’incontro e le traiettorie delle ricerche sul tema. 

Organizzato in tre macro sezioni, il libro veicola una riflessione che individua nel femminismo un movimento culturale, il cui approccio teorico-critico ha permesso di innescare una rilettura della storia dell’arte grazie a uno sguardo capace di rinnovarsi costantemente e di porre in discussione un sistema storiografico di stampo patriarcale. “Perché” – si chiede Subrizi nell’introduzione – “una storia dell’arte femminista è diventata una storia che recupera le figure dimenticate, le donne artiste, per aggiungerle alla stessa storia dell’arte che le aveva escluse, senza indagare la struttura o il sistema della storia che opera per definire, dividere, confinare e rimuovere?”.

Lontano dalla pretesa di mettere a punto “‘una’ ideologia”, il convegno ha dato spazio a “prospettive intrecciate”, sondando i territori della pratica artistica, della fotografia, della citazione, della scrittura accademica, del genere e della sessualità e adottando quella che Subrizi chiama una “visione espansa” – “ la visione espansa considera l’ipotesi di una storia che parta dalla libertà di andare da un’opera all’altra, da una data a un’altra, da una figura di donna all’altra, senza rispettare le cronologie, senza sapere chi aveva visto cosa, senza mettere in gerarchia o parlare di precursori o di protagonisti: per far dialogare tra loro le opere, e non chi le ha realizzate”.

La “questione aperta” concerne dunque tanto il femminismo quanto la storia dell’arte e si arricchisce di possibili significati nella relazione fra i due. A emergere con forza è la necessità di “ridefinire la disciplina stessa”, come afferma Subrizi sintetizzando il contributo di Griselda Pollock e di dare voce identitaria alle artiste, troppo spesso indicate come “donne artiste” rispetto all’“artista (uomo)” che “è da sempre il simbolo supremo dell’individualità”, citando proprio le parole di Griselda Pollock. 

Seguendo percorsi complementari, gli oltre venti studiose e studiosi riuniti nel volume ‒ da Federica Muzzarelli a Giovanna Zapperi, da Francesco Ventrella a Maria Alicata, da Laura Iamurri a Elena Di Raddo a Sergio Cortesini ‒ hanno disegnato una costellazione di punti di vista su un rapporto – quello tra il femminismo e la storia dell’arte – che non può affidarsi a una metodologia unica e univoca. Le molte artiste, autrici, critiche al centro dei ragionamenti affiorati dal convegno e confluiti nella pubblicazione – Lisetta CarmiGiuliana TraversoAnnemarie Sauzeau BoettiDora GarcíaCloti Ricciardi, solo per fare qualche esempio ‒ divengono allora fari per rischiarare un cammino reso impervio dalle storicizzazioni che Carla Lonzi nel 1974 chiamava “codificazioni di falsità”, ma indispensabile per continuare a interrogare la storia dell’arte e il sistema che la contiene.

Arianna Testino