Tarocchi: una mostra all'Accademia Carrara di Bergamo
Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna
Alla storia dei tarocchi – e a uno dei più celebri mazzi rinascimentali giunti fino a noi, il mazzo Colleoni – è dedicata una mostra all’Accademia Carrara di Bergamo, Tarocchi. Le origini, le carte, la fortuna, aperta fino al 2 giugno. Proprio il mazzo Colleoni – 74 carte riunite per la prima volta dopo un secolo: normalmente si trovano in parte proprio alla Carrara, in parte alla Morgan Library di New York e in parte nella collezione dei Colleoni di Bergamo – ha creato l’occasione di un’esposizione più ampia della semplice riproposizione di quelle carte. La mostra, curata da Paolo Plebani, ripercorre settecento anni di tarocchi, fra XV e XX secolo, dove troviamo ispirarvisi Niki de Saint-Phalle e Victor Brauner, per esempio. La visita consente di capire come nel tempo il gioco cortese si sia sviluppato, arricchito, modificato nei suoi significati fino a inglobarne di esoterici e misterici, per sfociare nelle pratiche divinatorie tuttora in uso. «Il punto di svolta», ci dice Paolo Plebani, «fu alla fine del XVIII secolo, quando Antoine Court de Gébelin, massone ed esoterista, interpretò i tarocchi come una sopravvivenza di antichi culti egizi: una pura invenzione, ma fortunatissima, al punto che oggi a quelle carte si attribuiscono quasi ovunque proprietà divinatorie, salvo in poche enclave in cui si continua a giocarci a carte. D'altra parte siamo ormai tutti consapevoli di quanto una fake news possa avere più probabilità di essere accolta rispetto a una notizia storicamente attendibile». Il mazzo Colleoni – in origine si trattava di un gruppo di mazzi realizzati per le famiglie Visconti-Sforza – era composto in origine da 78 carte, delle quali ne restano 74; risalgono al 1451 e hanno figure e trionfi miniati su fondo dorato. Le carte del mazzo sono attribuite a Bonifacio Bembo e ad Antonio Cicogna.

