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Fausto Colella: biografia

Le bord des deux mondes: il mondo pittorico di Fausto Colella.

Scrivere della pittura di Fausto Colella vuol dire per me relazionarsi con la galleria di personaggi, spazi metropolitani e frammenti di vita solitaria e collettiva, che si lasciano intravedere tra gli impasti materici di un colore che avvince, penetrante e penetrabile. Ciò che preme con immediatezza è definire, però, che cosa significa per il giovane artista dipingere, esprime, creare. Lui non può dirlo, non lo ha detto e se lo ha accennato, sussurrato, lo ha fatto per deviare, per allontanare da sè e avvicinare alle sue creature, ai suoi impasti, poiché è in quel nessun dove che affida la sua anima, la sua coscienza, a un tempo individuale e sociale, briosa e malinconica, vigorosa e debole, fatta di luce e ombra, caos e ordine, rumore e silenzio. (...)

Ogni qualvolta ci si pone di fronte a un’opera di Colella, nel silenzio di sagome trasfigurate, di mura cittadine deteriorate, interni soffocanti e luminarie intransigenti che afferrano alla gola gettandoti nella sfera dell’immaginifico, inaspettatamente si agisce. (...) E’ l’artista che di primo acchito comunica con la superficie vergine; è la tela offesa che gradualmente comincia a comunicare l’inatteso al pittore prima, allo spettatore poi, e la maglia che si tesse è illimitata appunto, maestosa e misterica. (...) Si tratta di una pittura estremamente moderna, che non si limita a descrivere o rappresentare la realtà, ma a guardarla per deformarla, trasfigurarla, assumerla come correlativo oggettivo. (...)
Senz’altro ci troviamo di fronte a una pittura post-naturalistica e le figure, gli interni, gli esterni evidenziano una riduzione elementare del referente alla superficie piana, sulla quale far convergere un apporto di novità. Un ambito di figurazione che si muove nella polarità dell’intimismo e della vena critica, mettendo in scena una riflessione sulla vita contemporanea. (...) I suoi personaggi (i muni) sono pur sempre come gli angeli alle vetrate delle solenni cattedrali gotiche: rappresentano sì l’al di là e la volontà di astrarsi da un mondo corrotto, corruttible e corruttore, ma la loro bellezza è divina e ci dice anche che in questo mondo All is full of love... a sottovento dell’angelico canto di Bjork.

Giuseppe Varone (2007)

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