Art e Dossier

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Art History: Ricerca iconografica

Apocalisse

Il termine indica, in greco, una "rivelazione", con riferimento agli scritti che, per ebrei e cristiani, dovevano rivelare i progetti divini per l'umanità. Parecchie opere letterarie del giudaismo portano questo nome, costituendo nel loro insieme un vero e proprio genere. Solamente alcune di queste apocalissi sono ammesse nella Bibbia: si tratta del Libro di Daniele nell'Antico Testamento (secolo II a. C.) e dell'Apocalisse di Giovanni nel Nuovo Testamento. Quest'ultima, scritta alla fine del secolo II d. C., viene attribuita dalla tradizione a san Giovanni evangelista, il quale viene perciò compreso nell'iconografia pertinente. Le immagini visionarie dell'Apocalisse costituiscono uno dei temi più diffusi nell'arte dall'epoca carolingia. Gli episodi afferiscono ad altrettanti capitoli: nei primi cinque, Giovanni vede alcuni simboli di colui che sarà il redentore dell'umanità nella lotta contro il male; dal sesto al diciottesimo si narrano i futuri avvenimenti che porteranno alla fine del mondo; i due capitoli seguenti raccontano il ritorno di Cristo sulla terra e il giudizio universale; infine gli ultimi due si chiudono con la descrizione della Gerusalemme celeste. Tra i vari cicli che influenzarono l'iconografia apocalittica nel nord Europa, figura in primo piano quello di Dürer, che si compone di quindici silografie; tra queste, celebre è quella con il soggetto dei quattro cavalieri dell'Apocalisse, descritto nel libro sesto: quando furono infranti i primi quattro sigilli apparvero il "conquistatore", la "guerra", la "fame", la "morte".